Tra i grandi protagonisti scelti dal Ministero dell’Istruzione per la prima prova della Maturità spicca il nome di Cesare Pavese. Ai maturandi è stata infatti proposta l’analisi del testo di “Passerò per piazza di Spagna”, una delle liriche più intense e cariche di pathos del celebre autore piemontese. Questo componimento racchiude l’essenza dell’ultima produzione pavesiana, segnata da un profondo tormento interiore e da riflessioni esistenziali nate in un periodo di forte sofferenza intima. La vita dello scrittore si interruppe tragicamente a soli 41 anni il 27 agosto 1950, in una camera dell’Hotel Roma a Torino. Accanto a sé lasciò un ultimo, celebre messaggio d’addio: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene così. Non parlate male di me».
Ironia della sorte, solo pochi mesi prima Pavese aveva ottenuto il suo più importante riconoscimento letterario vincendo il Premio Strega con La bella estate; un trionfo che tuttavia non bastò a colmare la sua profonda amarezza. La celebre raccolta che include il testo d’esame, “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, fu pubblicata postuma l’anno seguente grazie alla cura della storica amica e traduttrice Fernanda Pivano. Si tratta di versi scritti tra il 1949 e il 1950, in cui l’ombra del tragico epilogo appariva già nitida e inevitabile. Un’opera così potente non ha smesso di ispirare: la poesia in questione è stata da me musicata e inclusa all’interno di “La porta del mondo“, il mio progetto discografico interamente dedicato alla memoria e alla poetica di Cesare Pavese.
Beppe Giampà
(19/06/2026)