Oreste Bolmida e il Grande Torino

ORESTE BOLMIDA
oreste-bolmidaOreste Bolmida, un brav’uomo come tanti, con le guance un po’ carnose e striature di brillantina in testa. Irreprensibile nel suo lindo e incravattato abito domenicale arrivava in bici o in tram, seguendo il torpedone umano di migliaia di appassionati che accalcavano i parterre dello stadio Filadelfia.   Suonava allo stadio  ogni volta che vedeva la sua squadra in difficoltà. E sembrava funzionare, quel rito romantico e scaramantico, che pareva rinvigorire l’entusiasmo degli undici granata in campo, sempre capaci di recuperare risultati inizialmente compromessi. Quella tromba, mezzo di un sacro rituale, conserva il suono che rappresenta il legame indissolubile tra la tifoseria granata e i loro beniamini, anche dopo la scomparsa della squadra. Oreste Bolmida non è mai stato un giocatore del Toro, non lo ha mai allenato e non ne è stato nemmeno dirigente. Era soltanto un tifoso, un tifoso del Grande Torino. Della sua biografia conosciamo poco: sappiamo solo che Oreste lavorava come capostazione alla stazione Porta Nuova a Torino. La domenica si recava sempre al Filadelfia per vedere il suo Toro portando con sè la cornetta che usava sul lavoro per far partire i treni. Una volta, quasi per scherzo, suonò la sua tromba per dare la scossa ad un Toro spento, la formazione granata si destò e, da allora, il suono della tromba di Bolmida divesse un rito. Forse scaramantico, Ogni qual volta le cose non andavano per il verso giusto Oreste prendeva la tromba e suonava la carica, dava il via, insieme al rimboccarsi le maniche di Mazzola, ai celebri quarti d’ora granata. Quasi sempre, la partita cambiava e per gli avversari non c’era speranza di vittoria, tant’è che il FIladelfia rimase inviolato per anni.Oreste Bolmida, insieme alla sua tromba, fu uno dei personaggi che contribuì maggiormente alla crescita del mito del Grande Torino. (Articolo di Beppe Gandolfo)

IL GRANDE TORINO

grande-torinoNessuna squadra al mondo ha mai rappresentato per il calcio tutto ciò che è riuscito al Grande Torino. L’Italia in quegli anni era reduce da una guerra perduta, avevamo poca credibilità internazionale e furono le gesta dei nostri campioni a rimetterci all’onore del mondo: Bartali, Coppi, il discobolo Consolini, le macchine della Ferrari e appunto il Grande Torino che, essendo una squadra, dimostrava a tutti come un popolo di individualisti come gli italiani sapessero far fronte comune per dare vita al più bel complesso di calcio mai visto e mai più comparso su un campo di calcio. La Juventus del Quinquennio, il Real Madrid, il Santos, la Honved, l’Inter di Herrera, l’Ajax e il Milan degli olandesi hanno rappresentato, è vero, eventi tecnici straordinari, ma nessuno ha pareggiato il Grande Torino. I granata, guidati da Valentino Mazzola, il capitano dei capitani, hanno record strabilianti e assolutamente irripetibili. Bastava, per esempio, uno squillo del trombettiere del Filadelfia perchè si scatenassero. Leggendaria, per esempio, una partita romana quando il Grande Torino, in svantaggio di un gol nel primo tempo contro i giallorossi, stabili negli spogliatoi, durante il riposo, che non si doveva più scherzare. Fu così che vennero segnati 7 gol a dimostrazione che quella squadra vinceva come e quando voleva. Non per nulla l’11 maggio del 1947, Vittorio Pozzo, il commissario tecnico della Nazionale, vestì dieci granata d’azzurro per una partita disputata a Torino contro l’Ungheria. I nostri eroi naturalmente vinsero. E avrebbero continuato a vincere su tutti i fronti se non fosse sceso in campo il destino più tragico per fermarli. Ma non per batterli. Perchè quella squadra di grandi uomini e di grandi campioni è passata direttamente alla leggenda.

FURIA GRANATA – Beppe Giampà

FURIA GRANATA
(S. Gnudi – G. Giampà)

Capitan Valentino rimbocca la maglia granata
in questo giorno di maggio richiama i compagni
che solcano l’erba con gagliarda energia
la palla che passa dai piedi di Loik a quelli di Ossola

Capo stazione suona ancora la tromba
invita all’assalto e spingi alla grande
capo stazione suona ancora la tromba
chiedi riscossa…chiedi la gloria

E rivedo Rigamonti, Ballarin, Castigliano e Maroso
e rivedo la furia granata, la possente grinta del Toro
Grezar all’assalto con Martelli e l’imprendibile Menti
Bacigalupo incitare i compagni, Gabetto abbracciare Bongiorni

Capo stazione suona ancora la tromba
nel rombo tonante di migliaia di piedi
capo stazione suona ancora la tromba
che risuona in questo giorno di maggio

Capo stazione suona ancora la tromba
ora il rombo diventa un unico grido immortale
capo stazione suona ancora la tromba
che abbraccia le maglie sudate

E c’è chi grida di passare la palla al capitano
l’abbraccio del Filadelfia e insieme verso l’azzurro
loro per sempre vestiti di rosso granata
loro quel rombo tonante, una luce splendente

Capo stazione suona ancora la tromba
portali in cielo e mostra la strada
capo stazione suona ancora la tromba
nel sole di maggio…nell’ultima corsa

Capo stazione suona ancora la tromba
invita all’assalto e spingi alla grande
capo stazione suona ancora la tromba
chiedi riscossa…chiedi la gloria…

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