Il Bandito Delpero

ilbanditoNato nel 1832 a Canale (Cn).
Rappresenta ancora oggi il brigante più celebre delle Langhe e del Roero. 
Calzolaio, mestiere che abbandonò presto per darsi al crimine. Condannato a vent’anni ai lavori forzati da scontare a Genova, con l’aggiunta di altri cinque per tentata evasione. Nonostante tutto riuscì comunque ad evadere quando il primo maggio 1857, alcuni forzati, al rientro dal lavoro, finsero una rissa, avventandosi sui guardiani. Di ritorno in Piemonte, rimase in libertà per poco più di tre mesi, e alla fine di giugno, assieme ad altri malandrini del luogo, organizzò le classiche imprese dei malfattori di campagna: derubare viaggiatori, bloccare vetture e carretti al ritorno delle fiere, penetrare di notte in cascine isolate e scontrarsi con i carabinieri.arresto-delpero-236x300 Delpero aveva spesso la mano pesante: a Monteu Roero assassinò a sangue un anziano contadino tentando di bruciarne il cadavere, a Pocapaglia sgozzò due ragazzi di dodici anni perchè testimoni pericolosi, a Guarene torturò a coltellate una donna per farsi rivelare dove aveva nascosto il denaro, provocandone la morte. Quando due carabinieri a Santa Vittoria gli chiesero i documenti, li freddò a fucilate. Quando la banda di Delpero terrorizzò i dintorni di Bra, l’eco delle nefaste imprese rimbalzò a Torino, capitale del regno sardo. I crimini scatenarono feroci polemiche che travolsero il Ministro dell’interno Urbano Rattazzi, già compromesso per la grave situazione dell’ordine pubblico a Torino e per lo scopo di un moto mazziniano a Genova con la spedizione a Sapri. Si scatenò quindi la caccia a Delpero e la sua banda. La sera del 5 agosto 1857, Delpero fu arrestato nell’Albergo dell’Orso a Vigone. Il bandito non fece alcuna rivelazione sui complici e confessò solamente reati meno gravi. Furono le prove a condannarlo ai gravi fatti di sangue. Le indagini languirono sino al novembre del 1857, quando a Bra catturarono i tre fiancheggiatori e cinque complici, tutti giovanissimi. Uno di questi fece luce sulle vicende della banda divenendo così propalatore e, come un pentito dei nostri tempi, collaborò con la giustizia. Nel marzo del 1858 Delpero tentò il suicidio, ma il processo si svolse regolarmente a Torino in aprile e maggio. Il 6 maggio la sentenza. Condannato assieme a tre dei suoi complici alla pena di morte da eseguire a Bra per “Esemplarità”. L’esecuzione avvenne il 31 luglio 1858. Sul patibolo si mostrò rassegnato e pentito. Confessò di aver ucciso dodici persone (mentre la legge gliene addebitò soltanto sette di omicidi). Gridò ai presenti di non prendere esempio dalle sue gesta, di non oziare e di non seguire cattive compagnie. Riconobbe l’imparzialità della legge e ringraziò la Misericordia. Una folla immensa accorse per assistere alle quattro impiccagioni e, colpita dalla morte esemplare, Il bandito Delpero divenne leggenda.

IL BANDITO DELPERO (Il terrore del Roero)
(G.Giampà)

Porta una lunga barba nera
Ha occhi di ghiaccio pieni di cattiveria
Un cappello di paglia, un coltello tra i denti
Nascosto nei boschi, capo di malviventi

E quando la sua mano
A sangue freddo uccise due carabinieri
Ma al dottore risparmiò la vita in cambio del silenzio
Diciassette lire ed un orologio d’argento
Guarda, guarda che…guarda, guarda che…

Quello che passa è il bandito Delpero
Brigante, assassino e celebrità
I giornali riportano un altro mistero
Per mano di chi terrorizza il Roero

E fu in una notte catturato e tradito
da un carabiniere informato
della sua presenza in quell’osteria
la giustizia infine gli diede la morte
L’ultimo ghigno e la mano del boia

Quello che passa è il bandito Delpero
Brigante, assassino e celebrità
I giornali riportano un altro mistero
Per mano di chi terrorizza…

Non piangere Rosetta ti prego
Ci rivedremo nel paradiso delle oche…delle oche

Quello che passa è il bandito Delpero
Brigante, assassino e celebrità
I giornali riportano un altro mistero
Per mano di chi terrorizza…il Roero

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